L’obiettivo di una buona alimentazione non è semplicemente apparire meglio, ma vivere in modo sano e consapevole, aumentando il più possibile gli anni vissuti in salute. Tuttavia, in una società dove “apparire” conta più che “essere” e la pazienza non è più considerata una virtù, si tende a dare troppa importanza al numero sulla bilancia, anche quando questo non rappresenta un’urgenza reale. Il peso corporeo diventa così un falso indicatore di successo o fallimento di un piano alimentare.
Per inseguire questo numero, si è spesso disposti a fare rinunce insensate, demonizzare metodi di cottura antichi come la frittura, o adottare regimi alimentari squilibrati, senza considerare cosa si mangia e quali ripercussioni il cibo ha sul corpo, sulla mente e sulle emozioni. Ma essere più magri o muscolosi non equivale necessariamente a essere più sani.
Un rapporto sano con l’alimentazione richiede attenzione a come ci si sente: energia durante la giornata, qualità del sonno, capacità di difendersi da infezioni e malattie. Quando queste basi sono solide, il peso corporeo scende gradualmente come conseguenza naturale, non come unico obiettivo. Solo così sarà appagante guardarsi allo specchio e sentirsi bene dentro.

Come impostare correttamente un piano nutrizionale:
Il cuore di un piano nutrizionale è il singolo pasto, costruito su misura per il paziente, come un abito sartoriale. Per farlo, bisogna basarsi su cinque pilastri:
- Analisi costituzionale
- Gusti personali
- Abitudini quotidiane
- Disturbi digestivi
- Esami ematochimici e patologie
Perché alcune persone ingrassano facilmente, altre sviluppano muscoli senza sforzo, e altre si ammalano spesso? La risposta sta nell’analisi costituzionale, che insieme alle misurazioni antropometriche e all’esame obiettivo racconta la storia e il funzionamento del corpo, frutto di genetica e ambiente. Questa conoscenza è fondamentale per elaborare un piano nutrizionale mirato.
Il piano deve però anche rispettare il piacere del cibo: è essenziale che il paziente percepisca come gustosi i piatti indicati, altrimenti sarà difficile mantenere buone abitudini nel tempo. Inoltre, deve adattarsi alla vita quotidiana: quanto tempo si ha per cucinare, dove si consumano i pasti, quali capacità pratiche si hanno.
Va tenuto conto anche di eventuali disturbi digestivi: evitare, ad esempio, zuppe calde in caso di gastrite o l’abbinamento di legumi e ortaggi in chi soffre di meteorismo. E naturalmente, considerare gli esami e le patologie già diagnosticate: regolare il carico glicemico in caso di insulino-resistenza, favorire alimenti diuretici e vasoprotettori in caso di ipertensione, limitare la carne rossa in caso di insufficienza renale, e così via.
Per costruire un piano efficace, bisogna conoscere a fondo le caratteristiche biochimiche degli alimenti (sia crudi sia cotti) e i loro percorsi metabolici, così da fare associazioni alimentari corrette. Una dieta ben strutturata sarà non solo più piacevole, ma soprattutto un alleato concreto per migliorare la salute nel caso di:
- Allergie e intolleranze alimentari
- Anemie
- Calcolosi biliare e renale
- Ciclo mestruale irregolare
- Climaterio e Menopausa
- Colon irritabile
- Diabete mellito
- Gastralgie, nausea e reflusso gastro-esofageo
- Insonnia
- Insufficienza renale
- Insulino-resistenza
- Ipercolesterolemia
- Ipertensione arteriosa
- Ipertiroidismo e ipotiroidismo
- Ipertrigliceridemia
- Magrezza costituzionale
- Morbo di Crohn
- Obesità
- Parassitosi intestinale
- Sindrome metabolica
- Steatosi epatica
- Stitichezza ed emorroidi